«Diario» della mostra di Marcello Lani chiesa del Suffragio a Fano, 8 - 30 luglio 2006 a cura di Valentina Carboni
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Le emozioni non si raccontano quasi mai. Avrebbero voluto dirgliele quelle cose e tutto quello che avevano imparato di nuovo da quei «quadri preziosi». E allora le riferivano a me e si raccomandavano tanto affinché mi ricordassi di portare al maestro tutte le lodi. L’insegnante di lettere di Fossombrone aveva saputo della mostra di Lani dalla tv regionale. Non se ne voleva più andare dalla chiesa. Non conosceva l’artista, di certo ne aveva sentito parlare ma solo superficialmente. Laureata in lettere ma con la passione per l’arte soffocata per troppo tempo. Mi raccontava di quando aveva deciso di lanciarsi, iniziando a dipingere acquerelli. Nell’opera di Lani ha trovato i suoi sogni. Camminava lungo Santa Maria del Suffragio, e intanto ripercorreva le acqueforti, le sue preferite. «Sì, gli acquerelli, molto belli, ma queste sono meravigliose. Da queste intravedo la sua anima, delicata e bambina». |
Valentina Carboni |
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Poi un giorno mi sono ritrovata a parlare con un esperto di arte, un torinese capitato a Fano per qualche giorno, per godersi un po’ di mare. Si avvicinava ai quadri di Lani e poi si allontanava. Su e giù, per due o tre volte. Avevo intuito che ne capisse qualcosa così ho cercato di trattenerlo con la scusa di mettere la sua firma sul catalogo. Allora mi ha chiesto: «Quali opere vi trovo, gli acquerelli o le altre? Perché, è chiaro, appartengono a due persone diverse…». Racconto questo per rendere l’idea di come certe cose vengano percepite diversamente da ogni singola persona. Lui trovava che Lani si esprimesse in pieno solo negli acquerelli. «Sì le acqueforti, indubbiamente maestro, ma è qua che lui diventa se stesso», indicandomi i profili urbinati a suo avviso carichi di tensione. |
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Ad una settimana dall’apertura della mostra invece, sono arrivati quei tre, così rumorosi ma tanto simpatici. Due pesaresi, marito e moglie, e una fanese. Le due donne si definivano acquarelliste dilettanti, dicevano di frequentare dei corsi privati di pittura. Il pesarese, che non stava un minuto zitto, mi raccontava di avere in casa un’opera di Lani, acquistata una trentina di anni fa da suo padre. Ma era la fanese, timida e riservata, ad essere rimasta più colpita e affascinata. Tornava da sola e mi chiedeva se per caso era passato il maestro. Un giorno ha avuto la giusta intuizione, passando per la mostra è riuscita ad incontrarlo. Marcello Lani era a Fano con la moglie e la cognata, così per fare un giretto. Lei era così felice che ha detto a Lani di trovare nel suo catalogo quasi un vangelo! Allora si sono appartati a scambiarsi delle opinioni, delle sensazioni e lui l’ha invitata a vedere un’opera all’esterno della chiesa, dicendole che aveva bisogno di condividere quella magìa con qualcuno. Da quella frase sono stata io a meravigliarmi. Due persone che non si conoscono affatto unite a condividere un momento. Un giorno è passata la docente universitaria Lella Mazzoli, assolutamente divertita dal video. Un altro l’artista Franco Baldelli. E tanti urbinati. Riconoscevano tutti gli scorci, tutti i profili, tutte le forme e le curvature. Rivivevano la loro città e pensavano: «Urbino. Queste vedute riescono ad esprimere in pieno la sua magìa. E le regalano una punta di immortalità». |
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Valentina Carboni |
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